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Cosa ha fatto Gesù tra la crocifissione e la resurrezione

Cosa fatto Gesù Resurrezione Crocifissione - cosa c'è dopo la morte

Nel periodo pasquale gli eventi tendiamo a ricordare principalmente la Sua crocifissione e la Sua resurrezione. Ma cosa ha fatto Gesù tra la crocifissione e la resurrezione?

Il Racconto di Giovanni

“E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». Poi, presero il corpo di Gesù, lo avvolsero in bende e lo unirono con oli aromatici, seguendo l’usanza giudaica di sepoltura. Nel luogo della crocifissione, c’era un giardino con un sepolcro nuovo, dove nessuno aveva ancora deposto un corpo. Deposero Gesù lì, dato che il sepolcro era vicino e stava arrivando la Preparazione dei Giudei.”

Quello che accadde allo spirito di Gesù, nel periodo di tempo tra la Sua morte e la Sua resurrezione è invece soltanto mera speculazione.

Le indicazioni della Scrittura

L’indicazione più chiara che le Sacre Scritture ci forniscono su dove si trovava Gesù tra la sua morte e risurrezione lo possiamo desumere dalla sua conversazione sulla croce con uno dei ladri crocifisso accanto a lui. Il ladrone credente chiede di essere ricordato quando Gesù entrerà nel suo regno e Gesù gli risponde: «In verità ti dico che oggi sarai con me in paradiso». Si evince quindi che, dopo la sua morte, Gesù andò in Paradiso accanto Dio.

Ma nella questione di dove Gesù si trovava nei tre giorni tra la sua morte e risurrezione, molti citano anche un altro passaggio. Pietro 3:18–20 dice: «18 Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurvi a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. 19 E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, 20 che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua.»

Alcuni pensano che questo passaggio indichi che Gesù, tra la sua morte e risurrezione, visitò l’inferno per parlare agli “spiriti” imprigionati lì. Tuttavia, questa interpretazione non chiarisce se gli spiriti a cui Gesù parlava fossero demoniaci o umani.

Altri invece negano che Gesù si sia mai recato all’inferno. Secondo questa interpretazione, Pietro sta fornendo informazioni su qualcosa che Gesù aveva fatto in precedenza. Gesù aveva predicato “in spirito” (ma sempre per bocca di Noè) al popolo dei giorni di Noè mentre vivevano ancora sulla terra. Quella generazione malvagia, dopo aver ascoltato il messaggio, l’ha respinto, è morta nel diluvio ora è in prigione. Insomma Pietro ricorderebbe di quando il messaggio di Gesù è stato rigettato da chi ora è all’inferno per averlo fatto.

La Teoria Degli Efesini

Efesini 4:8–10 è un altro passaggio utilizzato nella discussione sulle attività compiute da Gesù nei tre giorni tra la sua morte e risurrezione.

Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. 9 Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? 10 Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.

Alcuni sostengono che l’evento di “portare con sé prigionieri” si riferisce a un evento che altre scritture non descrivono. Secondo questa interpretazione, dopo aver garantito la loro salvezza sulla croce, Gesù radunò tutti i redenti che si trovavano in paradiso e li guidò alla loro dimora permanente in cielo. In altre parole, Gesù raccolse Abramo, Davide, Giosuè, Daniele, il mendicante Lazzaro, il ladro sulla croce e tutti gli altri che avevano ricevuto la giustificazione attraverso la fede, e li portò fuori dall’Ade (considerato come la dimora generale dei morti) verso la loro nuova casa spirituale

Scarse Informazioni

In definitiva la Bibbia fornisce scarse informazioni su cosa fece esattamente Cristo nei tre giorni tra la sua morte e risurrezione. L’unica cosa che sappiamo per certo è che, secondo le stesse parole di Gesù sulla croce, andò in paradiso. La cosa più probabile è che Gesù, terminata la sua opera di redenzione, non abbia dovuto soffrire all’inferno.

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