Scienza

I morti possono trasmettere malattie?

É vero che i morti trasmettono malattie

La paura che i morti possano trasmettere malattie è un’idea radicata nella storia umana, un timore ancestrale che ha influenzato pratiche culturali, religiose e sanitarie per secoli. Questo articolo si propone di esplorare se questa convinzione sia un retaggio di antiche superstizioni o se abbia fondamenti nella realtà scientifica. Analizzeremo le ricerche e le prospettive scientifiche attuali per determinare se i corpi dei defunti possano effettivamente essere una fonte di malattie, distinguendo tra verità e falso mito.

Rischio di trasmissione di malattie dai corpi dei defunti

Secondo l’Organizzazione Panamericana della Salute, in situazioni di epidemie che hanno generato un gran numero di vittime, malattie come la peste, il colera, la febbre tifoide, la tubercolosi, l’antrace, il vaiolo e altre hanno rappresentato un serio rischio. Questo suggerisce che, in certe circostanze, i corpi dei defunti possono effettivamente rappresentare un rischio di trasmissione di malattie (fonte).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato che, sebbene i corpi dei defunti non siano generalmente una fonte significativa di malattie, i lavoratori che maneggiano regolarmente cadaveri possono rischiare di contrarre tubercolosi o virus trasmessi dal sangue (come l’epatite B e C e l’HIV) (fonte).

Miti e realtà sulla trasmissione di malattie dai defunti

Esiste un’errata convinzione che tutti i corpi dei defunti causino malattie. Questa nozione è in linea con la storica teoria miasmatica delle malattie, che sosteneva che le malattie fossero causate da “miasmi” emessi dai corpi in decomposizione. Tuttavia, questa teoria è stata ampiamente smentita dalla scienza moderna (fonte).

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) afferma che i corpi delle persone decedute in una catastrofe non causano epidemie. Le persone muoiono a causa di infortuni, annegamento o incendi, e non per malattie che possono essere trasmesse dai loro corpi (fonte).

La Teoria Miasmatica delle Malattie

La teoria miasmatica delle malattie, che ha avuto un ruolo significativo nella storia della medicina, sosteneva che le malattie fossero causate da “miasmi”, ovvero vapori o “aria cattiva” provenienti da materiale in decomposizione, come i corpi dei defunti. Questa teoria ha influenzato profondamente la percezione pubblica e le pratiche sanitarie fino al XIX secolo, prima che la teoria dei germi ne dimostrasse l’infondatezza.

Origini e Sviluppo della Teoria Miasmatica

La teoria miasmatica ha origini antiche, risalendo a medici come Ippocrate e Galeno, che credevano che l’ambiente influenzasse la salute. Nel Medioevo e nel Rinascimento, questa idea si consolidò con la convinzione che i miasmi provenienti da corpi in decomposizione o da rifiuti urbani fossero causa di malattie come la peste o il colera.

Impatto sulla Credenza dei Corpi dei Morti e Malattie

Questa teoria ha avuto un impatto diretto sulla credenza che i corpi dei morti potessero trasmettere malattie. Durante le epidemie, si riteneva che l’aria intorno ai cimiteri o ai luoghi di massa sepoltura fosse particolarmente pericolosa. Questo portò a pratiche come la sepoltura rapida dei morti, l’isolamento dei cimiteri dalle aree abitate e l’uso di profumi e maschere per “purificare” l’aria.

Declino della Teoria Miasmatica

Con l’avvento della teoria dei germi nel XIX secolo, proposta da scienziati come Louis Pasteur e Robert Koch, la teoria miasmatica perse credibilità. Fu dimostrato che le malattie erano causate da specifici agenti patogeni (batteri, virus, ecc.) e non da un generico “aria cattiva”. Questo cambiò radicalmente l’approccio alla prevenzione e al trattamento delle malattie.

Durata della sopravvivenza dei virus nei corpi dei defunti

Un’indagine della North Carolina State University ha esplorato quanto a lungo i virus possono sopravvivere in un corpo morto. Questo studio è particolarmente rilevante per comprendere il rischio di trasmissione di malattie da corpi in decomposizione (fonte).

Durata della Sopravvivenza dei Virus

La durata della sopravvivenza di un virus in un corpo morto dipende da vari fattori, tra cui il tipo di virus. I virus con un involucro lipidico, noti come virus “enveloped”, tendono a sopravvivere meno a lungo rispetto ai virus con un guscio proteico, detti “capsid viruses”. Questo perché i virus enveloped sono più sensibili all’essiccazione e a diversi disinfettanti.

Fattori Ambientali

La temperatura e l’umidità dell’ambiente in cui si trova il corpo influenzano la sopravvivenza del virus. In generale, i virus rimangono attivi più a lungo in condizioni fredde. Ad esempio, in studi sull’influenza aviaria (un virus enveloped) in carcasse di pollo, si è visto che il 90% del virus veniva inattivato in circa 15 giorni a temperatura ambiente, ma durava oltre due mesi se le carcasse venivano conservate in frigorifero.

Virus Specifici e la Loro Sopravvivenza

Non ci sono dati specifici sulla sopravvivenza del SARS-CoV-2 (il virus che causa il COVID-19) in corpi morti. Tuttavia, basandosi su altri virus, è possibile fare delle ipotesi. Ad esempio, il virus dell’Ebola, un altro virus enveloped, è stato rilevato fino a 10 giorni dopo la morte, ma il suo genoma è stato rilevato fino a 10 settimane dopo.

I morti possono trasmettere malattie?

In conclusione, la domanda “I morti possono trasmettere malattie?” richiede una risposta sfumata. Mentre i corpi dei defunti non sono generalmente una fonte significativa di malattie, ci sono circostanze in cui possono rappresentare un rischio, specialmente in contesti di epidemie o maneggiamento improprio. È fondamentale che le procedure di gestione dei corpi siano condotte con attenzione e rispetto delle norme di sicurezza per minimizzare qualsiasi rischio potenziale.

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