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Il Dybbuk: Spirito maligno o anima dei morti?

La leggenda del Dibbuk è originaria dell’Europa del XVII secolo. Il Dibbuk è uno spirito in grado di “attaccarsi all’anima” per possedere le persone più deboli.

Il Dybbuk

Il Dybbuk è uno spirito maligno della tradizione ebraica europea. Si tratta di un’entità un tempo umana che si ritrova a vagare sulla terra alla costante ricerca di un essere vivente al quale attaccarsi come un parassita.

Il Dibbuk come spiegazione alla schizofrenia?

Tradizione voleva che il Dubbuk si insinuasse nel corpo di una persone per poi dividere a metà la sua anima e che fosse in grado di parlare attraverso la bocca dell’ospite. Proprio per questa sua particolare caratteristica si pensa che tra il XVI e XVII secolo, in Europa questa leggenda servisse a spiegare gravi malattie mentali. L’unica cura per questo disturbo della personalità, era quindi un esorcismo praticato dal rabbino locale.

La storia del Dibbuk nel folklore ebraico

Le storie su questo spirito maligno girano da ben prima che gli fosse attribuito il nome “Dibbuk” (conosciuto anche come Dybbuk).

Secondo la Jewish Virtual Library , né nella Kabbalah né nella letteratura del Talmud ci sono riferimenti alla parola “dybbuk”. Il fenomeno paranormale era attribuito ad un non meglio specificato “spirito maligno”, o qualche volta ad uno “ru’ah tezazit” nella letteratura talmudica, o allo “spirito impuro” nel Nuovo Testamento.

È stato soltanto nel XVII secolo che, nella lingua degli ebrei tedeschi e polacchi è comparsa per la prima volta la parola dybbuk

La parola dybbuk fu introdotta per la prima volta nel XVII secolo nella lingua parlata degli ebrei tedeschi e polacchi come abbreviazione di “dybbuk min ha-hizonim me-ru’ah ra’ah” ossia “Separazione di uno spirito maligno”.

Il Dybbuk come Spirito dei Morti

Inizialmente, nei Vangeli e nelle storie al tempo del Secondo Tempio, il dybbuk appariva come una figura caotica in grado di impossessarsi del corpo dei malati. Con il passare del tempo, però, si è cominciato a credere che i “dybbukim” potessero essere addirittura spiriti dei morti che non avevano ricevuta una degna sepoltura.

Un’ulteriore affermazione era che il dybbuk altro non fosse che l’effetto della trasmigrazione dell’anima. Questa teoria, conosciuta come dottrina del gilgul vuole che le anime siano cicliche e che si attacchino di volta in volta a differenti corpi umani. Questa teoria venne perfezionata dal mistico del XVI secolo Isaac Luria. Luria sosteneva che le anime erano alla costante ricerca dell’auto-perfezionamento e che quindi una vita non fosse lunga abbastanza affinché un’anima diventasse perfetta. Da qui la necessità di trasmigrare da un corpo all’altro.

Da Anima dei Morti a Spirito Maligno

Nel corso del XVI, la credenza che il dybbuk fosse l’anima dei morti che trasmigra da un corpo all’altro, diventava sempre più radicata tra la popolazione ebraica. La teoria, trovò tuttavia una ulteriore evoluzione. I dybbukim cominciarono ad essere considerati delle anime macchiate da crimini così gravi da non poter più trasmigrare. Di conseguenza, diventati spiriti maligni non potevano fare altro che aggrapparsi alle anime dei viventi. L’unico modo per liberare una persona dal possesso del dybbuk era l’esorcismo.

Come Esorcizzare un Dybbuk

Sebbene fossero le donne affette da malattia mentale ad essere maggiormente accusate di essere posseduta dal Dybbuk, anche gli uomini potevano essere attaccati. Tuttavia a causa della scarsa comprensione che si aveva all’epoca delle malattie mentali e degli stereotipi della donna isterica, voleva che queste fossero le più soggette ad essere dybbukim.

E fu sempre a causa delle accuse di essere posseduti da spiriti maligni che in Europa, oltre trecentomila uomini e donne furono condannati per stregoneria. Al contrario di quanto accadde per i cristiani, chi veniva giudicato di essere posseduto da un Dybbuk non venivano bruciati al rogo ma esorcizzati.

Il rituale di esorcismo avveniva nella sinagoga, eseguito da dieci uomini “purificati” che avevano digiunato ed eseguito il bagno rituale ebraico conosciuto con il nome di Mikveh. I dieci uomini, dopo aver indossato dei sudari bianchi si disponevano tutti intorno alla persona posseduta per pregare.

Esci da questo corpo

Durante il rituale il rabbino designato per l’esorcismo elencava al dybbuk le sue malefatte intimandogli di lasciare il corpo della vittima.

Dopo che la parte verbale dell’esorcismo si era conclusa, il rabbino rimuoveva sette rotoli della Torah dall’arca della sinagoga, suonava i sette corni di ariete, accendeva sette candele nere e recitava una preghiera di protezione di 42 parole nota come Ana Bekoach.

L’uscita di scena del Dybbuk

L’esorcista doveva stare ben attento a non mostrare al dybbuk nessun segno di paura. Inoltre lo spirito malvagio avrebbe dovuto lasciare il corpo del malcapitato passando da sotto l’unghia dell’alluce. Questo avrebbe impedito allo spirito maligno di danneggiare i dieci uomini purificati.

Allo spirito veniva anche comandato di non entrare nel corpo di un’altra persona vivente.

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