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Il Potere Curativo del Sangue dei Morti

Il potere curativo del sangue

Era il il potere curativo del sangue dei morti freschi, ad attirare le folle nelle piazze delle pubbliche esecuzioni. Non era lo spettacolo cruento della decapitazione ma il sangue ancora caldo che fuoriusciva a getti dal corpo dopo la morte del condannato.

Il quello che può essere definito folklore medico, la folla si faceva avanti per intingere i loro fazzoletti in quello che vedevano come un magico fluido rosso in grado di donare loro salute. Le radici di questa medico sono molto profonde e attraversano almeno due millenni e diverse culture.

Il Potere Curativo del Sangue

La fede nel potere curativo del sangue risale al mondo antico. Nell’undicesimo libro dell’Odissea di Omero, i morti bevvero il sangue delle pecore sacrificate da Ulisse e questo rito li rivitalizzò. Il sangue umano è entrato in gioco con il folklore medico egiziano descritto da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia nel I secolo. “Era una brutta notizia per la gente comune quando un re egiziano si ammalava di lebbra”, scrive Plinio, “perché i reali si bagnavano nel caldo sangue umano per curare la malattia”. Anche Areteo di Cappadocia raccomandava il consumo di sangue fresco da gladiatori massacrati o criminali giustiziati come cura per l’epilessia.

Erano proprio queste false credenze mediche nel potere curativo del sangue a rendere esecuzioni pubbliche così tanto popolari. La gente pensava che sia il sangue umano che altre parti del corpo avessero il potere di curare le malattie. Tuttavia non era il sangue in generale ad avere queste proprietà curative. A compiere il miracolo era il sangue di una persona sana uccisa all’improvviso. Come una forma di macabro e cruento pellegrinaggio, le decapitazioni pubbliche attiravano una vasta folla di malati e infermi.

Questa convinzione trasformava patibolo del boia in quella che poteva definirsi una sorta di farmacia pubblica prese d’assalto da persone che consideravano il carnefice come un guaritore. E a quanto pare, bastavano poche gocce di sangue per ottenere gli effetti desiderati. La gente portava fazzoletti alle esecuzioni per assorbire il sangue del condannato e conservarli successivamente nei loro armadi per attirare la buona sorte.

Un Fondamento Teologico giustifica il potere curativo del sangue

Un manuale farmaceutico tedesco del 1699 sottolineava che “poiché l’uomo era stato creato a immagine di Dio, le sue parti del corpo avevano un potere curativo“.

La Germania non era l’unico paese ad apprezzare il sangue prodotto dal boia. Shakespeare ha inserito riferimenti al potere curativo del sangue umano nel suo Otello:

Desdemona cura il dolore di Otello tamponando la sua fronte con un fazzoletto macchiato del sangue delle vergini. Credenze mediche simili erano presenti anche in Svizzera, Francia, Austria e Svezia. Addirittura fino al 1940, molte persone in questi paesi consideravano il potere curativo del sangue umano adatto per l’epilessia.

Per quanto strana possa sembrare questa pratica ai giorni nostri, non è poi così diversa da alcuni aspetti della medicina moderna. Oggi, ad esempio traiamo una grossa utilità dalle trasfusioni di sangue.

Non solo morbosa curiosità

Queste credenze mediche gettano dunque una luce diversa sulle quelle folle che si radunavano per assistere alle esecuzioni pubbliche. Non erano tutti lì per morbosa curiosità. Tra di loro c’erano anche malati e moribondi, in cerca di una insperata possibilità di vita. Erano genitori che cercavano una cura per i loro figli epilettici, e gente che cercava di curare le loro malattie nel modo migliore che conoscevano.

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