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La reincarnazione è possibile?

Alcune obiezioni che fanno riflettere sul fatto che la reincarnazione sia possibile

La reincarnazione è possibile?

Che la reincarnazione fosse possibile è qualcosa che l’umanità crede da sempre. Nell’antica Grecia, i filosofi presocratici ipotizzavano che l’anima si spostasse da un corpo appena morto a un altro appena nato. Queste credenze non erano particolarmente accettate nelle società occidentali, ma in Oriente erano piuttosto popolari, sia durante il periodo vedico, che in seguito, sebbene rivedute e corrette riforme religiose di Buddha e Mahavira.

La popolazione è in continua crescita

Eppure, da sempre, alcuni filosofi si sono resi conto che, indipendentemente dalle prove effettive, c’è qualcosa che non torna con la reincarnazione. C’è da considerare prima di tutti, il problema della crescita della popolazione: la popolazione umana è aumentata continuamente nel corso della storia. Se la reincarnazione fosse reale, il numero delle anime dovrebbe rimanere costante. La reincarnazione vuole che quando qualcuno muore, la sua anima non cessa di esistere e quando qualcuno nasce, la sua anima non è nuova, poiché viaggia da un altro corpo. Ma, se il numero delle anime è costante, come possiamo spiegare il costante aumento del numero di corpi?

La spiegazione è presto detta. Secondo la dottrina della reincarnazione, non è detto che non si possano creare nuovi corpi. Anche se il numero di anime è costante, alcune di loro potrebbero avere un’esistenza disincarnata mentre aspettano il loro turno di reincarnarsi, man mano che la popolazione aumenta. Inoltre, se, come insegna l’induismo, la reincarnazione non avviene solo tra gli esseri umani, allora le anime potrebbero anche essere incarnate negli animali, mentre aspettano che ci siano corpi umani disponibili.

… e tu chi eri?

Svicolata la prima questione, ecco che si aprono subito nuovi interrogativi. La maggior parte delle persone non ricorda le proprie vite precedenti. Ora, senza ricordi di vite precedenti, come possiamo affermare che qualcuno sia una stessa persona morta in precedenza? Se per assurdo non è necessario avere la stessa continuità corporea per essere considerati la stessa persona, c’è bisogno che vi sia almeno una continuità psicologica. Il filosofo John Locke sosteneva, per intenderci, che “se un principe un giorno si svegliasse nel corpo di un calzolaio, ma conservasse i suoi ricordi di principe, allora, sarebbe ancora il principe“.

Il problema maggiore con il concetto di reincarnazione è che non c’è alcuna continuità psicologica, poiché la maggior parte delle persone non ricorda le proprie vite precedenti. In base al criterio psicologico dell’identità, quindi, non possiamo essere qualcuno di cui non abbiamo memoria.

Certo. Si potrebbe obiettare che non abbiamo ricordi della nostra primissima infanzia, ma ciò non significa che non siamo la stessa persona. Inoltre, i pazienti con disturbi della memoria (come i pazienti con malattia di Alzheimer) hanno pochi ricordi anche della loro vita recente, se non addirittura nessuno, ma ancora una volta, ciò non toglie che siano la stessa persona.

Una soluzione filosofica

Tuttavia, i filosofi hanno detto la loro circa il criterio per stabilire l’identità psicologica: “se c’è una catena di ricordi da uno stadio a uno stadio successivo, allora l’identità viene preservata“. Ad esempio, un veterano di guerra può avere ricordi di quando era un giovane soldato, e questo giovane soldato aveva ricordi della sua infanzia e così via. In base a questo si può affermare (filosoficamente) che il veterano è la stessa persona di quando era bambino. Nel caso della reincarnazione, però, non esiste una catena del genere.

… Sempre che l’anima esista davvero!

Oltre a questi problemi, la reincarnazione, deve affrontare anche problemi riguardanti l’effettiva esistenza dell’anima. La reincarnazione presuppone che le anime esistano, dato che l’anima di una persona abbandona il proprio corpo alla morte ed entra in un altro corpo al momento della nascita.

Ma, se l’anima, a quanto pare è una misteriosa sostanza immateriale, come fa ad interagire con la materia? Semplice! Nella ghiandola pineale. Nel XVII secolo, il filosofo Rene Descartes sosteneva che anima risiedesse nella ghiandola pineale. Con gli anni, lo studio e la ricerca, la scienza ha stabilito con certezza che la ghiandola pineale non ha alcuna funzione cognitiva. Ma se anche così fosse, il problema sarebbe rimasto: come fa una sostanza non fisica ad interagire con l’universo fisico?

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