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La “Vita Dopo La Morte” Del Cervello di Albert Einstein

Dopo la morte di Albert Einstein accadde qualcosa di veramente bizzarro al suo ingegnoso cervello: il medico legale se lo riportò a casa. Se volete approfondire il discorso e sapere cosa si cela dietro la sua celebre foto con la linguaccia, potete leggere il nostro articolo qui.

Quando nel 1955 Albert Einstein fu portato d’urgenza in ospedale, sapeva che la sua morte era vicina. Ma il famoso fisico tedesco, a 76 anni era pronto ad affrontare il suo destino. Il giorno del ricovero in ospedale, il fisico informò i medici che non avrebbe voluto ricevere cure mediche.

Albert Einstein morì di aneurisma dell’aorta addominale il 17 aprile 1955, lasciando un’eredità senza precedenti.

Lo scienziato dai capelli crespi era diventato un’icona del XX secolo, fece amicizia con Charlie Chaplin, fuggì dalla Germania nazista mentre si profilava l’autoritarismo e aprì la strada a un modello completamente nuovo di fisica.

Einstein era così venerato, infatti, che poche ore dopo la sua morte, qualcuno rubò il suo inimitabile cervello dal suo cadavere per poi nasconderlo in un barattolo.

Sebbene la sua vita sia stata scrupolosamente documentata, la morte di Albert Einstein e il bizzarro viaggio del suo cervello in seguito meritano di essere raccontati per bene.

Prima della sua morte, Einstein era la mente più preziosa del mondo

Einstein nacque il 14 marzo 1879 a Ulm, Württemberg, in Germania. Prima di sviluppare la sua teoria della relatività generale nel 1915 e vincere il premio Nobel per la fisica sei anni dopo, Einstein era solo un altro ebreo della classe media senza uno scopo.

Da adulto, Einstein ha ricordato due “meraviglie” che lo hanno profondamente colpito da bambino. Il prima è stato il suo incontro con una bussola quando aveva cinque anni. Questo ha generato un fascino per le forze invisibili dell’universo. Il seconda fu la scoperta di un libro di geometria quando aveva 12 anni, che chiamava il suo “piccolo libro sacro di geometria“. Nello stesso periodo i suoi insegnanti scolastici nutrivano seri dubbi sulle sue capacità intellettive.

Ma la curiosità di Einstein per l’elettricità e la luce è cresciuta continuamente e nel 1900 si laureò presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo, in Svizzera. Nonostante la sua natura curiosa e il suo background accademico, Einstein ha lottato per assicurarsi un posto da ricercatore.

Il padre di un suo caro amico gli fece avere, qualche anno dopo, un posto come impiegato in un ufficio brevetti a Berna. Il lavoro servì ad Einstein per avere la sicurezza economica necessaria a sposare la sua fidanzata di lunga data, con la quale ebbe due figli. Nel tempo libero, questo impiegato dell’ufficio brevetti continuò a formulare le sue teorie sull’universo.

La comunità dei fisici inizialmente lo ignorò, ma si guadagnò una reputazione partecipando a conferenze e incontri internazionali. Alla fine, nel 1915, completò la sua teoria generale della relatività, conquistando stima e fama in tutto il mondo.

Quando scoppiò la prima guerra mondiale, Einstein si oppose pubblicamente al fervore nazionalista tedesco. Così con la sua seconda moglie Elsa, Einstein emigrò negli Stati Uniti così da evitare la persecuzione nazista. Nel 1932, il rafforzamento del movimento nazista aveva bollato le teorie di Einstein come “fisica ebraica” disprezzando il suo lavoro.

Le cause della morte di Albert Einstein

Il suo ultimo giorno, Einstein era impegnato a scrivere un discorso per un’apparizione televisiva per commemorare il settimo anniversario dello Stato di Israele quando fu vittima di un aneurisma dell’aorta addominale. Einstein ne aveva già sofferto subendo un operazione chirurgica nel 1948. Ma questa volta rifiutò il secondo intervento.

Quando Albert Einstein morì, alcuni ipotizzarono che la causa di morte potesse essere ricondotta a sifilide. Secondo un medico, che era amico del fisico, disse che, l’Aneurisma dell’aorta addominale può essere causata, appunto dalla sifilide, una malattia che Einstein avrebbe potuto facilmente contrarre, dato che era “una persona molto attiva sul spiano sessuale”.

Tuttavia, i medici non trovarono nessuna traccia di sifilide nel corpo o nel cervello di Einstein nell’autopsia successiva alla sua morte.

L’iconica pipa di Albert Einstein

Ma la causa della morte di Albert Einstein potrebbe essere stata aggravata da un altro fattore: la sua abitudine al fumo. Secondo un altro studio, gli uomini che fumavano avevano 7,6 volte più probabilità di sperimentare un Aneurisma dell’Aorta Addominale fatale.

Anche se i medici di Einstein gli avevano detto di smettere di fumare più volte nel corso della sua vita, il genio raramente riusciva a resistere a lungo alla tentazione della sua pipa.

Il giorno in cui Einstein morì, giornalisti e gente comune presero d’assalto il Princeton Hospital.

«Era un caos», ha ricordato il giornalista della rivista LIFE Ralph Morse. Eppure Morse è riuscito a scattare alcune fotografie della casa del fisico dopo la morte di Albert Einstein. Fotografò scaffali con libri impilati in modo trascurato, equazioni scarabocchiate su una lavagna e appunti sparsi sulla scrivania di Einstein.

Il Cervello Rubato

Qualche ora dopo la sua morte, il medico che eseguì l’autopsia sul cadavere di uno degli uomini più brillanti del mondo gli ha rimosso il cervello e l’ha portato a casa senza il permesso della famiglia di Einstein.

Il suo nome era Thomas Harvey ed era convinto che il cervello di Einstein dovesse essere studiato poiché era appartenuto ad uno degli uomini più intelligenti del mondo. Anche se Einstein aveva dato istruzioni di essere cremato alla morte, suo figlio Hans alla fine diede la sua benedizione al dottor Harvey, poiché evidentemente anche lui credeva all’importanza di studiare il cervello di un genio.

Harvey ha meticolosamente fotografato il cervello e lo ha tagliato in 240 pezzi, alcuni dei quali inviati ad altri ricercatori. Uno dei pezzi è stato offerto in dono alla nipote di Einstein negli anni ’90. Offerta rifiutata.

Nel 1985, Harvey ha pubblicato un articolo sul cervello di Einstein, in cui affermava che questo sembrava diverso dal cervello medio e quindi funzionava in modo diverso. Studi successivi, tuttavia, hanno smentito queste teorie, sebbene alcuni ricercatori sostengano che il lavoro di Harvey fosse corretto.

Nel frattempo, Harvey ha perso la licenza medica per incompetenza nel 1988.

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