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L’Origine delle esperienze di pre-morte è stata scoperta

E se gli animali hanno da sempre finto la morte, come meccanismo di difesa, gli umani si sono spinti oltre

Origine delle esperienze di pre-morte

Molte persone, di diverse culture e contesti storici hanno riferito di aver vissuto esperienze di pre-morte. Chi è arrivato ad un passo dalla morte, racconta spesso di non aver provato alcun dolore, di aver visto una luce brillante alla fine di un tunnel o persino di essersi staccato dal corpo per fluttuare sopra di esso. Tutte queste coincidenze dei racconti suggeriscono che le esperienze di pre-morte hanno uno scopo biologico. Ora uno studio conferma l’origine delle esperienze di pre-morte e le mette a confronto con la Tanatosi.

Evoluzione verso una luce brillante alla fine di un tunnel

Nonostante siano state formulate diverse teorie per spiegare le esperienze di pre-morte, nessuno è veramente sicuro di cosa le causi o perché gli umani le abbiano. Le persone religiose credono che le esperienze di pre-morte forniscano prove della vita dopo la morte, in particolare la separazione dello spirito dal corpo. 

Le spiegazioni scientifiche per le esperienze di pre-morte includono invece la depersonalizzazione, che consiste in un senso di distacco dal proprio corpo. 

Nella comunità scientifica c’è chi, come Carl Sagan, ha persino suggerito che lo stress della morte produca un ricordo della nascita. In questo caso, il famoso “tunnel” che le persone vedono altro non è che una reinterpretazione del canale uterino durante il parto.

Secondo i ricercatori dell’Università di Copenaghen in Danimarca e dell’Università di Liegi in Belgio, le esperienze di pre-morte potrebbero essere il risultato di meccanismi evolutivi. Le loro indagini suggeriscono che questi fenomeni derivino della tanatosi, un meccanismo di difesa in cui gli animali fingono la loro morte per aumentare le loro possibilità di sopravvivenza in caso di pericolo imminente.

La Tanatosi

È opinione diffusa che la tanatosi sfrutti la tendenza dei predatori ad evitare una preda morta. La tanatosi è caratterizzata da una serie di caratteristiche diverse: catalessi, immobilità con postura prona ma rigida mantenuta da una spiccata attività muscolare tonica. Nella Tanatosi, si nota anche una flessibilità cerosa degli arti, che se mossi da una forza esterna mantengono per lunghi periodi la posizione appena imposta. Gli animali in Tanatosi rimangono apparentemente insensibili agli stimoli esterni, pur rimanendo pienamente consapevoli dell’ambiente circostante.

La tanatosi è molto diffusa negli artropodi e in tutte le classi di vertebrati, forse anche nell’uomo, basti pensare all’espressione “spaventato a morte”.

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Come strategia di sopravvivenza, la tanatosi è probabilmente antica quanto la classica Reazione di attacco o fuga (Fight-or-Flight).

I ricercatori hanno scoperto che la tanatosi, altrimenti detta immobilità tonica, si verifica in insetti, pesci, rettili, uccelli e mammiferi. Le loro indagini hanno anche mostrato che gli esseri umani possono sperimentare sia la tanatosi che esperienze di pre-morte quando minacciati da una situazione potenzialmente letale, come ad esempio un grave incidente stradale o un assalto da parte di un altro umano.

Le Esperienze di Pre-Morte sono l’evoluzione della Tanatosi

Secondo i ricercatori, la tanatosi e delle esperienze di pre-morte si sovrappongono.

Le esperienze di pre-morte non sarebbero altro che una naturale evoluzione della tanatosi che è avvenuta nell’uomo dopo lo sviluppo del linguaggio. Gli umani hanno trasformato la finzione della morte (Tanatosi) in percezioni molto più elaborate e ricche che caratterizzano le esperienze di pre-morte. Percezioni che possono estendersi a situazioni non predatorie. Ad esempio, circa un paziente su dieci con arresto cardiaco in ambiente ospedaliero riferisce di aver avuto episodi del genere. 

Da notare che i meccanismi cerebrali che si nasconderebbero dietro la tanatosi, non sono dissimili da quelli che sono stati suggeriti per indurre esperienze di pre-morte, come provocare una fase REM in piena veglia.

Questi studi rafforzano l’idea che i meccanismi evolutivi giochino un ruolo importante nella conoscenza dell’origine delle esperienze di pre-morte.

L’idea che le esperienze di pre-morte siano il prodotto di un innato bisogno biologico di sopravvivere ha senso. Tuttavia, siamo ancora distanti dallo scrivere la parola FINE sull’argomento. Le esperienze di pre-morte sono difficili da replicare e sperimentare in laboratorio. Questa loro caratteristica limita notevolmente la ricerca che per ora può solo far affidamento a mezzi farmacologici per riprodurle.

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