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L’ultimo senso che ci abbandona è l’udito

Continuare a stare accanto e a parlare a chi sta morendo è qualcosa di molto utile

L'ultimo senso che ci abbandona è l'udito

Gli scienziati stanno avendo riscontri sul fatto che, dopo la morte, l’ultimo senso che ci abbandona è l’udito.

Si tratta di una ricerca, pubblicata su Nature , ed è la prima a indagare sull’udito negli esseri umani quando questi sono vicini alla morte.

Un Ultimo Encefalgoramma

Utilizzando un elettroencefalogramma (EEG), che misura l’attività elettrica nel cervello, i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti da soggetti quando erano ancora coscienti e dagli stessi pazienti quando invece non rispondevano agli stimoli. C’è da sottolineare che i pazienti stavano ricevendo cure palliative.

Nelle ultime ore di vita, molte persone entrano in un periodo di insensibilità e i dati raccolti in questi test, mostrano che un cervello morente può reagire ai suoni, anche se si trova in uno stato di incoscienza.

Questa nuova scoperta sul cervello morente può aiutare la famiglia e gli amici a portare conforto a una persona nei suoi ultimi momenti di vita

I ricercatori hanno monitorato la risposta del cervello usando l’EEG e hanno scoperto che alcuni pazienti morenti rispondevano agli stimoli uditivi in modo simile a soggetti giovani e sani, anche quando erano soltanto a poche ore dalla morte.

Nel corso degli anni, medici ed infermieri che si prendevano cura di pazienti in fin di vita hanno notato reazioni positive negli ammalati quando i propri cari parlavano con loro nei loro ultimi momenti. Si è quindi voluto indagare se, in prossimità della morte, l’ultimo senso che ci abbandona è l’udito.

L’ultimo senso che ci abbandona è l’udito

Proprio per avvalorare questa ipotesi si è svolta questa ricerca. I risultati dimostrano quanto sia importante restare accanto al morente. Che sia di persona o al telefono, è di grande conforto per chi sta morendo ma anche per chi si trova costretto a dover dire addio ad una persona amata.

Anche se è abbastanza probabile, stando all’attività cerebrale che una persona morente potrebbe sentire, lo studio non può stabilire se le persone siano consapevoli di ciò che stanno ascoltando.

Sebbene il cervello dei soggetti in esame abbia risposto bene agli stimoli uditivi, non è possibile sapere se stanno riconoscendo le voci o comprendendo il messaggio. Queste ed altre domande devono trovare ancora risposte, ma quello che è certo è che dobbiamo continuare a parlare con le persone quando stanno morendo.

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