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La scienza ha confermato la reincarnazione?

Due mondi che si direbbero completamente all’opposto. Tuttavia uno scienziato trovò le conferme della reincarnazione

scienza e reincarnazione

Le parole scienza e reincarnazione per molti non dovrebbero neanche comparire nella stessa frase. C’è chi al solo sentir nominare la parapsicologia ha veri e propri attacchi di orticaria. Quelli che «sono tutti ciarlatani che vogliono approfittarsi del dolore di gente sprovveduta». Ebbene, se ti riconosci in una di queste categorie, di certo potrà interessarti uno studio condotto dallo psichiatra Ian Stevenson, che, incuriosito da questi fenomeni ad un certo punto ha deciso di studiare la reincarnazione con la scienza.

Ian Stevenson lo scienziato che confermò la reincarnazione

Ian Stevenson, morto nel 2007, era uno psichiatra di spicco che nel 1957, a 38 anni, aveva già la sua Cattedra di psichiatria all’Università della Virginia. La passione segreta di Stevenson, sin da quando era soltanto un ricercatore, era il paranormale. Passione che continuava a coltivare apertamente anche dopo che gli fu offerto quel prestigioso incarico all’Università della Virginia. È facile aspettarsi che gli amministratori dell’Università non si aspettassero che proprio il loro professore di salute mentale, indagasse su casi di apparizioni e sulla reincarnazione.

Tuttavia, nel 1968, Chester Carlson, il ricco inventore del processo di copia Xerox che era venuto a conoscenza delle di Stevenson grazie a sua moglie, spiritualista, morì per un attacco di cuore in un cinema di Manhattan, lasciando un milione di dollari all’ Università della Virginia a condizione però che i suoi soldi venissero utilizzati per finanziare le indagini sul paranormale di Stevenson.

Il caso della bambina dello Sri Lanka

Quelli che Stevenson studiò maggiormente furono i casi di bambini che avevano ricordi delle vite precedenti.

In Sri Lanka, un giorno, una bambina ha sentito sua madre nominare una città (Kataragama) in cui non era mai stata. La bambina allora ha informato sua madre di essere annegata proprio in quella città, quando suo fratello muto e mentalmente instabile l’ha spinta nel fiume. Aggiunse di avere un padre calvo di nome Herath che vendeva fiori in un mercato vicino casa. Casa che aveva una finestra di vetro sul tetto (un lucernario), cani nel cortile che erano legati e nutriti con carne, che la casa era accanto a un grande tempio indù, fuori dal quale la gente spaccava noci di cocco per terra.

Le indagini di Stevenson hanno confermato che c’era, effettivamente, un venditore di fiori a Kataragama che gestiva una bancarella ad un tempio buddista la cui figlia di due anni era annegata nel fiume mentre giocava con il fratello con problemi. L’uomo viveva in una casa dove i vicini lanciavano carne ai cani legati nel loro cortile, ed era adiacente al tempio principale dove i devoti praticavano un rituale religioso di rompere le noci di cocco per terra. La bambina ha sbagliato alcuni particolai, tuttavia.

Ad esempio, il padre della ragazza morta non era calvo (ma suo nonno e suo zio lo erano) e il suo nome non era “Herath” che era però il quello del cugino della bambina morta. Insomma 27 delle 30 affermazioni di questa bambina hanno trovato un riscontro. Stevenson ha accertato anche che le due famiglie non si erano mai incontrate, e non avevano amici, colleghi o altri conoscenti in comune. Ad una prima analisi, quindi, i dettagli della storia raccontata dalla bambina non avrebbero potuto essere acquisiti in un modo tanto ovvio.

Gli studi di Stevenson sulla reincarnazione

Stevenson potrebbe aver avallato la reincarnazione usando la scienza. Questo caso dello Sri Lanka è infatti soltanto uno dei circa 3000 casi di “Vite Passate” sui quali Stevenson ha indagato. Il più delle volte, Stevenson era in grado di identificare una figura reale basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni fornite dal bambino.

«Sarei felice di dire che è tutta una sciocchezza» ha affermato una volta Stevenson. «Una fogna ammuffita di sciocchezze antiscientifiche. Il problema è che per me non è del tutto evidente che lo sia» . «Il desiderio di non credere», aggiunge «può influenzare tanto quanto il desiderio di credere».

Molti dei soggetti studiati da Stevenson presentavano sulla pelle voglie e altri difetti alla nascita, come deformità delle dita, orecchie sottosviluppate o addirittura handicap gravi come la mancanza di una gamba. In ben 225 casi, i bambini che ricordavano vite precedenti vissute con anomalie fisiche che corrispondevano a quelle della vita attuale. Dettagli che in alcuni è stato possibile confermate referti autoptici e dalle foto del defunto.

Menomazioni ereditate da vite precedenti

Un ragazzo turco il cui volto era congenitamente sottosviluppato sul lato destro, ha detto di ricordare la vita di un uomo morto sul colpo per un’esplosione di fucile. Una ragazza birmana nata senza la parte inferiore della gamba destra aveva parlato della vita di una ragazza investita da un treno. Sulla parte posteriore della testa di un bambino in Thailandia c’era una piccola voglia tonda e raggrinzita, e sul davanti c’era una voglia più grande e irregolare, simile alle ferite di entrata e di uscita di un proiettile. Stevenson trovò conferme sull’esistenza di un uomo che era stato colpito alla nuca da un proiettile. E un bambino in India che ha riferito di ricordare la vita di un ragazzo che aveva perso le dita della mano destra in un incidente con una macchina per tagliare il foraggio, è nato con le dita monche solo sulla mano destra.

Ci sono condizioni particolari per ricordare le vite precedenti

Lo psichiatra ha sviluppato diverse teorie nel corso dei suoi studi. In primo luogo, era convinto che ci fosse solo un breve lasso di tempo, tra i due e i cinque anni circa, in cui alcuni bambini potevano manifestare ricordi di un sé precedente. È importante sottolineare che le loro dichiarazioni sono, almeno in linea di principio, possono essere anche del tutto false, pure invenzioni. Spesso gli adulti liquidano automaticamente alcuni discorsi di bambini piccoli come invenzioni, bugie. Tuttavia commenti spontanei di bambini che sembrano riferirsi una vita passata possono dovrebbero essere annotati con attenzione, così da permettere a ricercatori come Stevenson di confermare o sconfessare i loro racconti.

Non si può forzare il ricordo

Inoltre, come con la ragazza dello Sri Lanka, i ricordi di vite precedenti tendono a manifestarsi solo quando qualcosa colpisce l’attenzione del bambino. In altre parole, è perlopiù inutile chiedere ad bambino sulla sua vita passata, poiché tale ricordo non può essere forzato ad uscire allo scoperto. Stevenson credeva anche che sebbene le vite passate potessero essere comuni, solo una piccola percentuale di bambini conservasse i ricordi della loro precedente esistenza.

Stevenson sospetta che le forti emozioni siano, in qualche modo, legate alla conservazione di ricordi di vite passate da parte di un bambino. Le morti traumatiche, lascerebbero una sorta di impronta emotiva. In effetti, la maggior parte dei bambini che ha studiato ha affermato di aver subito una morte violenta. 

È emerso anche che ci sarebbe un intervallo di alcuni anni tra le vite. La reincarnazione non è mai immediata, quindi. In più, per la maggior parte, le anime sembravano rimanere nei dintorni. Vale a dire che la “personalità precedente” viveva spesso magari in un villaggio lontano, ma non così lontano da richiedere un passaporto. 

Spesso, osserva Stevenson, il bambino aveva abitudini e paure legate alla natura della sua morte. Quelli che dicevano di essere annegati in una vita precedente avevano una paura dell’acqua insolitamente forte. Coloro che venivano accoltellati mostravano una paralizzante fobia del coltello, e così via. C’erano anche tre casi di bambini che avevano reagito con violenza quando avevano incrociato fortuitamente i propri “assassini”. È bizzarro immaginare bambini in età prescolare che saltano alla gola di estranei adulti. Tuttavia, per Stevenson aveva senso, dal momento che, a suo avviso, i bambini stavano attaccando coloro che erano riusciti a farla franca.

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