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La Storia della Tavola Ouija

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Chi non ha mai sentito parlare della famigerata tavola Ouija? È probabile che la prima volta che siamo entrati in contatto con questo oggetto è stato attraverso la narrativa horror. Tramite film e romanzi abbiamo quindi appreso di come spiriti demoniaci si servano della tavola Ouija per entrare in contatto e persino possedere persone, soprattutto bambini. Quello che la gente ignora, tuttavia è che la tavola Ouija, non ha sempre avuto questa sinistra reputazione. Ripercorriamo la storia della Tavola Ouija

Lo Spiritualismo e la Tavola Ouija

In effetti, la storia della tavola Ouija si è sviluppata a partire dallo spiritualismo, un movimento del IX secolo noto che credeva fortemente in una sopravvivenza dell’anima dopo la morte e dell’esistenza di un aldilà. Successivamente, con il declino della popolarità dello spiritualismo, la tavola Ouija è rimasta ancora in giro reinventandosi come popolare gioco di società. È stato solo dal XX secolo che la Chiesa cattolica, a braccetto con l’industria dei film horror, hanno gettato una luce sinistra a questo gioco, etichettandolo come una porta per il il regno dei demoni.

Le Origini spiritualiste

Le origini dello spiritualismo sembrano avere origine a Hydesville, New York, nel 1848. Due sorelle, Kate e Maggie Fox, riferirono di aver sentito una serie di colpi misteriosi arrivare dalle pareti della loro piccola casa. Era impossibile determinare con precisione da dove arrivassero i colpi che, tuttavia, in altre case quando le sorelle erano presenti. Senza trovare una fonte apparente dei colpi, questi sono stati attribuiti all’attività degli spiriti. I colpi, in più, sembravano rispondere alle domande delle sorelle.

Le sorelle Fox divennero all’improvviso vere e proprie celebrità e lo spiritualismo, un movimento religioso basato sulla comunicazione con i morti, era ufficialmente nato. Lo spiritualismo si diffuse attraverso l’Atlantico e in Sud America, ma la sua popolarità aumentò grazie anche alla guerra civile. La guerra più sanguinosa nella storia americana aveva infatti lasciato molte famiglie in lutto alla ricerca di modi per parlare con i loro cari perduti. Molti cercavano conforto dai “medium” spirituali – persone come le sorelle Fox che avrebbero potuto parlare con i morti. Nel 1893, lo spiritualismo divenne una religione ufficiale e nel 1897 il New York Times riferì che lo spiritualismo contava otto milioni di seguaci in tutto il mondo.

Idee diverse dal cristianesimo

Fin dall’inizio dello spiritualismo, i critici cristiani hanno bollato questo nuovo movimento come stregoneria sottilmente mascherata da religione.Tuttavia, gli spiritualisti parlavano liberamente delle loro idee e che raramente erano oscure o morbose. Lo scrittore spiritualista Andrew Jackson Davis ha persino messo in dubbio l’esistenza dell’inferno, affermando che tutti gli spiriti finivano in una sorta di paradiso. Gli spiritisti hanno anche sostenuto cause progressiste tra le quali spicca l’allargamento del diritto di voto alle donne.

Comunicare con i morti

Nel loro periodo di massimo splendore, gli spiritualisti hanno sviluppato numerose tecniche e dispositivi per parlare poter parlare con i morti. I primi spiritualisti utilizzavano una pratica chiamata “chiamata dell’alfabeto“. La pratica consiste nel dire ad alta voce tutte le lettere dell’alfabeto fino a quando lo spirito batteva per indicare una lettera specifica da trascrivere. Si trattava di una procedura molto elaborata e si è subito sentita la necessità di modi più efficienti di comunicare con i morti.

Ecco quindi che alcuni medium si sono buttati nella “scrittura automatica“. Con la scrittura automatica, il medium raggiunge uno stato di trance aprendosi agli spiriti e permettendo loro di guidare la sua mano per scrivere messaggi. Lo spiritualista francese Allan Kardec riferì che durante una seduta spiritica del 1853 (letteralmente “una seduta” o una sessione a parlare con gli spiriti), gli spiriti suggerirono ai partecipanti di infilare una matita in un cestino capovolto. Ciò ha permesso a tutti di mettere le mani sul cestino per aiutare gli spiriti a guidare la matita sulla carta. Il cestino si è evoluto in un dispositivo chiamato planchette (dal francese planche, che significa tavola).

La comparsa della Tavola Ouija

Potrebbe dirsi che Storia della tavola ouija possa partire dal 1886 quando gli spiritualisti hanno mandato in pensione carta e penna. Al loro posto una planchette abbinata a una lavagna con sopra scritto l’alfabeto. Nel tempo sono stati proposti numerosi modelli di quelle che venivano chiamate “tavole parlanti”. Il design che la maggior parte di noi conosce oggi è stato brevettato dalla Kennard Novelty Company nel 1891.

Perché la Tavola Ouija si chiama così?

Se vi chiedete da dove deriva il nome OuiJa. Sebbene sia risaputo che il nome sia una combinazione delle parole francesi “Oui” e tedesche “Ja” (entrambe significano “Si”) la vera origine ed il vero significato sarebbe differente. A quanto pare, Helen Peters, cognata di uno dei fondatori dell’azienda che per prima ha brevettato la tavoletta, ha chiesto, attraverso una di queste, un suggerimento agli spiriti su come avrebbe dovuto chiamare quel prodotto. Helen ricevette “Ouija” come risposta. Subito dopo gli spiriti spiegarono che quel termine è un’antica parola egizia che vuol dire “Buona Fortuna”. Non francese e tedesco, dunque, ma antico egizio. Nel 1882 William Fuld, uno dei fondatori dell’azienda ricavò una discreta fortuna dalla produzione e vendita delle tavole Ouija. Fold aprì diverse nuove fabbriche prima di morire nel 1927 cadendo dal tetto di una fabbrica in costruzione che la tavola stessa gli aveva consigliato di aprire.

Da gioco di società a portale per l’inferno

Arrivati al XX secolo, la popolarità dello spiritualismo aveva iniziato a diminuire, in parte a causa delle loro frodi.

Mentre la maggior parte dei medium si affidava ad esperienze soggettive di comunicazione con gli spiriti durante gli stati di trance, altri medium si impegnavano ad elaborare inganni sempre più complessi per convincere il pubblico che stavano davvero aprendo un contatto con il mondo soprannaturale. Alcuni di questi trucchi, comprendevano bambini nascosti all’interno di armadietti dai quali potevano produrre rumori o uscire nel buio per spostare oggetti nella stanza. Per questo, all’inizio degli anni ’40, negli Stati Uniti, l’Associazione Nazionale di Spiritualismo bandì la medianità fisica. Ma ormai il danno era fatto. La maggior parte delle persone, a quel punto, pensava che chi credeva di poter parlare con i morti doveva essere stupido o eccessivamente ingenuo.

La tavola Ouija era quindi considerata una sorta di gioco di società a tema occulto. Ma durante la prima guerra mondiale, la popolarità della tavola Ouija aumentò, specialmente nei campus universitari. Nel 1920, un professore l’aveva addirittura dichiarata “una seria minaccia nazionale“.

Le vendite delle tavole ouija hanno continuato ad aumentare fino a raggiungere il picco negli anni ’60, quando, stimolata dalla controcultura e dall’interesse popolare per l’occulto, la tavola Ouija ha superato il Monopoli in termine di pezzi venduti.

L’Esorcista di W.P.Blatty

Ma è stato il romanzo di “L’Esorcista” di William Peter Blatty uscito nel, insieme al suo adattamento cinematografico del 1973, a cementare la sinistra reputazione della tavola Ouija nell’immaginario popolare. Blatty ha basato la sua storia su un caso reale di un ragazzo che si riteneva posseduto avvenuto nel Maryland nel 1949. Questo ragazzo era stato introdotto allo spiritualismo e alla tavola Ouija da una zia. I primi segni della possessione del ragazzo sono iniziati poco dopo la morte della zia.

La storia di Blatty ha preso questi dettagli e ha colmato le lacune. Il risultato fu un’ossessione per l’esorcismo e il demoniaco.

Paradossalmente, questa reputazione demoniaca non fece che aumentare la popolarità della tavola Ouija tra gli adolescenti. La tavoletta non era solo un modo per parlare con un parente morto ma anche un modo per evocare forze oscure.

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